Capita spesso che un imprenditore ci chiami convinto di avere un problema di grafica. “Il sito è vecchio, vorrei rifarlo più bello.” Poi lo apriamo dal telefono, aspettiamo, e mentre la pagina sta ancora caricando abbiamo già capito che l'aspetto è l'ultimo dei suoi problemi.
Chi cerca un'azienda su Google lo fa quasi sempre dal cellulare, spesso di fretta, tra un impegno e l'altro. Se la pagina non si apre in un paio di secondi torna indietro e tocca il risultato successivo. Non lo fa per cattiveria, ha semplicemente altro da fare. Un sito lento perde clienti prima ancora che qualcuno abbia visto la home, e a quel punto quanto sia curata la grafica conta poco.
Nelle ultime settimane ci hanno chiamato due aziende di Sassari che si trovavano proprio in questa situazione, ognuna a modo suo. Le loro storie insegnano parecchio, anche perché alle due abbiamo dato consigli opposti.
Quanto deve metterci un sito ad aprirsi?
Google ha un riferimento preciso: il contenuto principale di una pagina dovrebbe comparire entro due secondi e mezzo. Oltre quella soglia la pagina viene considerata lenta, e le persone se ne accorgono ancora prima di Google. Nei siti che analizziamo non è raro trovare dieci o quindici secondi di attesa da cellulare. La velocità del sito non è un dettaglio tecnico da lasciare agli addetti ai lavori: è la prima impressione che dai a chi non ti conosce.
Le cause sono quasi sempre le stesse. Immagini caricate a piena risoluzione, decine di plugin che lavorano in sottofondo anche quando non servono, script di servizi esterni dimenticati lì da anni, un hosting scelto solo perché costava poco. Nessuna di queste cose da sola affonda un sito, ma messe insieme sì.
Tre siti per un'azienda sola
La prima azienda di siti ne aveva tre. Stesso nome, stessa attività, tre indirizzi diversi: un .it, un .com e un .net. Probabilmente all'epoca qualcuno aveva pensato che tre siti significassero tre volte più visibilità.
Funziona al contrario. Pensa a una scuderia che si presenta al Gran Premio con tre macchine ma i pezzi per costruirne una sola. Li divide tra le tre, e al via non ce n'è una che stia davvero in pista. Con Google succede la stessa cosa: si trova davanti tre aziende identiche, non sa a quale credere e finisce per non premiarne nessuna.
I numeri lo confermavano. Per le ricerche che contano davvero i tre siti non comparivano in prima pagina e nemmeno in seconda: per trovarli bisognava scorrere molto più avanti, dove ormai non arriva nessuno. Un concorrente con un solo sito, nemmeno particolarmente curato, stava invece in prima pagina. Di visite da Google, tutti e tre insieme, ne arrivavano forse una decina in un anno, quando andava bene.
Dentro, poi, c'era di tutto. Pagine dimostrative del modello grafico mai cancellate, con testi in inglese che parlavano di tutt'altro. Articoli del blog scritti con l'intelligenza artificiale e pubblicati senza rileggerli, alcuni con le immagini ancora collegate ai server da cui erano state generate. Più di venti secondi di attesa per aprire la pagina dal telefono. E un modulo per i preventivi che, provato con un invio vero, non partiva nemmeno.
La prima idea che viene in mente è tenere il migliore dei tre, sistemarlo e spegnere gli altri due. Ci abbiamo pensato anche noi e l'abbiamo scartata. Con tutti i problemi che c'erano, rimetterlo in sesto sarebbe costato più che farne uno nuovo, e alla fine il cliente si sarebbe ritrovato comunque con un sito di undici anni fa, solo pieno di toppe.
È come portare dal meccanico una macchina vecchia e piena di guai chiedendogli di farla tornare nuova. Può cambiare un pezzo dopo l'altro, ma nuova non lo diventerà mai, e a un certo punto il conto delle riparazioni supera il prezzo di un'auto nuova. Per questo abbiamo detto di no alla sistemazione e abbiamo proposto un sito nuovo, uno solo, con i reindirizzamenti al posto giusto perché quel poco che Google già conosce non vada perso. Per il cliente significa spendere meno e avere di più.
Il carrello con il Lorem ipsum
La seconda azienda vende online. Il sito era uno solo e, almeno a prima vista, nemmeno brutto. Negli anni però ci si era accumulato sopra di tutto: modelli grafici lasciati a metà, pagine di prova, plugin aggiunti uno dopo l'altro e mai tolti, spese di spedizione calcolate male, un componente vecchio che andava aggiornato per ragioni di sicurezza.
Il momento peggiore era proprio quello dell'acquisto. Una persona sceglie il prodotto, arriva alla pagina del pagamento e lì trova scritto “Lorem ipsum”, il testo finto che si usa per riempire le bozze in attesa di quello vero. Basta quello. In un attimo si chiede se il negozio esiste davvero, se i dati della sua carta sono al sicuro, e chiude la pagina. In un ecommerce ogni dubbio in quel momento costa una vendita, e qui il dubbio lo creava una riga che bastava cancellare.
In questo caso la base reggeva. La scelta giusta era sistemare il sito che c'era già: rimettere ordine, togliere il superfluo, correggere quello che non funzionava, scrivere le pagine che mancavano. Buttare via tutto sarebbe stato uno spreco di soldi.
Meglio rifare il sito o sistemarlo?
Dipende, e chi risponde sempre allo stesso modo probabilmente sta pensando più al suo preventivo che al tuo sito. C'è chi propone di rifare tutto ogni volta e chi mette una pezza qualunque sia il problema. Noi prima guardiamo cosa si può fare davvero con quello che hai, poi cosa ti conviene fare in termini di tempo e di spesa.
In linea di massima conviene rifare il sito quando la base è troppo vecchia per essere aggiornata, quando i problemi toccano ogni parte (velocità, contenuti, struttura) o quando, come nel primo caso, ci sono più siti da riunire in uno. Conviene sistemarlo quando la struttura regge e i problemi sono concentrati in punti precisi, anche se sono parecchi.
Come si arriva a questo punto
Quasi mai per sciatteria. Un sito si rovina un pezzo alla volta. Lo si fa in fretta perché serve subito, con l'idea di sistemarlo dopo, e quel dopo non arriva. Si installa un plugin per ogni esigenza e nessuno pensa a toglierlo quando non serve più. Si cambia fornitore e quello nuovo non sa cosa ha lasciato il precedente. Negli ultimi tempi, poi, molti blog si riempiono di testi generati in automatico, che non dicono niente di nuovo e che Google riconosce benissimo.
Il programma con cui è fatto il sito conta meno di quanto si pensi. WordPress, per dire, va benissimo, e con WordPress sono fatti moltissimi siti ottimi. Conta chi lo costruisce e come viene seguito nel tempo.
Le domande da farsi sul proprio sito
Quando parliamo con qualcuno per la prima volta gli chiediamo cose molto semplici. Prova a risponderti da solo, con sincerità.
- Hai più di un sito per la stessa attività, magari uno vecchio che nessuno ha mai spento?
- Hai mai aperto il tuo sito dal telefono contando quanto ci mette?
- Hai provato di recente a compilare il modulo di contatto, o a completare un acquisto, come farebbe un cliente?
- Il numero di telefono si può toccare per chiamare o va ricopiato a mano?
- Una persona che non ti conosce capisce in pochi secondi di cosa ti occupi e dove ti trova?
- Ci sono pagine sul sito che non apri da anni e di cui quasi non ricordi l'esistenza?
Se anche una sola risposta ti ha lasciato un dubbio, vale la pena dare un'occhiata più da vicino.
Prima deve funzionare
Un sito che porta clienti non è per forza quello con la grafica più ricercata. È quello che si apre subito, in cui si capisce cosa fai e come contattarti, che non ha doppioni sparsi in giro e che qualcuno continua a curare. La bellezza conta, ma viene dopo.
Se ti sei riconosciuto in una di queste storie, possiamo guardare il tuo sito insieme. Ti diciamo con franchezza com'è messo e se conviene sistemarlo o rifarlo, prima di parlare di qualunque preventivo. Puoi scriverci da qui oppure vedere come lavoriamo nella realizzazione di siti web.
Domande frequenti: Un sito bello non serve, se poi è lento e pieno…
Quanto deve essere veloce un sito per Google?
Google indica che il contenuto principale della pagina dovrebbe comparire entro 2,5 secondi, misurati soprattutto da cellulare. Oltre questa soglia la pagina è considerata lenta e molti visitatori tornano indietro prima che finisca di caricare.
Avere più siti per la stessa azienda aiuta a farsi trovare?
No, di solito succede il contrario. Se due o tre siti presentano la stessa attività con lo stesso nome, Google divide la fiducia tra loro e spesso non mostra bene nessuno. Un solo sito curato, con i vecchi indirizzi reindirizzati, rende molto di più.
Conviene rifare il sito o sistemare quello che ho?
Conviene rifarlo quando la base è vecchia e i problemi riguardano velocità, contenuti e struttura insieme, oppure quando ci sono più siti da unire. Conviene sistemarlo quando la struttura regge e i problemi sono circoscritti. La scelta va fatta dopo aver guardato il sito, non prima.
Le pagine demo rimaste nel tema WordPress danneggiano il sito?
Sì. Google le legge come contenuti veri del sito, quindi testi di prova, prodotti finti o pagine in inglese abbassano la qualità complessiva. Per un visitatore, poi, sono un segnale di sito abbandonato e fanno perdere fiducia.
Gli articoli scritti con l'intelligenza artificiale fanno male al sito?
Il problema non è lo strumento ma il risultato. Testi generici, pubblicati senza revisione e senza esperienza reale dietro, non aiutano né i lettori né il posizionamento. Un articolo che racconta casi, dati e competenze dell'azienda funziona molto meglio.

